C’è un paradosso strano che accompagna il mio lavoro. In un periodo storico in cui le vignette trovano, purtroppo, sempre meno spazio e ossigeno sulla carta stampata, c’è un grandissimo interesse per le storie disegnate dal vivo. Segno che l’impatto del tratto grafico – la capacità di una linea sintetica di arrivare al cuore di una notizia – non è scemato. Semplicemente, sta generando nuovi spazi laddove altrove sono ormai risicati.
Ecco perché quando dalla Provincia di Lodi mi hanno proposto questa progetto, ho detto sì senza pensarci due volte.
L’idea? Raccontare ottant’anni di Repubblica Italiana.
Il mezzo? La mia matita.

La sfida logistica? Una mostra non solo “itinerante”, ma dotata del dono dell’ubiquità: in alcuni momenti le tavole saranno esposte in contemporanea in più Comuni. Una grande mostra diffusa, sicuramente la più estesa a cui abbia mai partecipato per territorio e – spero – per affluenza. Un grazie immenso a chi l’ha voluta, ai Comuni che hanno aperto le porte e a chi passerà a curiosare.

Ma la vera sfida, quella che mi ha tolto il sonno sul tavolo da disegno, è stata un’altra: racchiudere 80 anni di storia in sole 52 vignette.
Appena ho preso in mano l’iPad, mi sono bloccato. Mi sono detto: Lele, qui non puoi fare la tua solita satira.
La satira ha una regola aurea: colpisce dal basso verso l’alto, prende di mira il potere quando calpesta i più deboli. Non potevo certo accanirmi contro la Repubblica o la Costituzione. Avrei potuto disegnare contro chi la Carta prova a tradirla, d’accordo, ma non era questo il contesto. Festeggiamo la Repubblica, e la Costituzione non ha certo bisogno dei miei disegni per difendersi: sa farlo benissimo da sola, e i cittadini sanno come schierarsi quando serve.
Ho scelto quindi la strada della sintesi e della narrazione. Ho rielaborato, in qualche caso, immagini iconiche che hanno segnato la nostra memoria collettiva, integrandole con il testo. Più che vignette satiriche, le definirei illustrazioni narrate: dove il disegno evoca e la parola scritta fissa nomi e date.
Mentre disegnavo queste tavole, mi è successa una cosa intensa, molto intima. Avete presente quando si dice che per i grandi eventi della storia – come l’11 settembre – tutti ricordiamo esattamente dove fossimo e cosa stessimo facendo?
Ripercorrendo queste tappe, i miei ricordi personali si sono agganciati alla Storia con la S maiuscola.


Mi sono ricordato con precisione millimetrica di quel giorno a scuola, quando i prof ci dissero che era successo qualcosa di gravissimo: avevano sequestrato Aldo Moro. Ricordo perfettamente dove mi trovavo in montagna quando appresi della strage alla stazione di Bologna. E ho rivisto il mio rientro dal fiume Trebbia, con l’autoradio che gracchiava le prime, terribili notizie di Capaci. Momenti bui, drammatici, che nella mia mente facevano a pugni con la spensieratezza dei miei anni.
Per fortuna la storia è fatta anche di luci condivise. E allora mi sono rivisto, nel 1982, in mezzo ai caroselli di auto a festeggiare un Mondiale che sembrava averci riallineati tutti sulla stessa frequenza di gioia.
Alla fine, ho capito che cosa sono queste 52 vignette. Sono segnalibri della vita.
Pagine di una storia che i più giovani leggono sui libri di scuola, ma che molti di noi hanno attraversato, in parte, in prima persona, con tutte le nostre umane imperfezioni. L’Italia è passata da bivi oscuri e si è sempre rialzata; un pensiero che mi dà speranza anche oggi, di fronte ai tempi ambigui e complessi che stiamo vivendo a livello internazionale.

La mostra è partita. Spero, per chi passerà a visitarla, che possa piacere e, soprattutto, spero regali un piccolo, silenzioso momento di riflessione.
Ci vediamo, per chi potrà, tra le tavole.